Categoria: Consigli per l'uso Data creazione: 18 marzo 2026 - ultimo aggiornamento 18 marzo 2026

Regolamento droni in Italia: tutto quello che devi sapere su patentino, registrazione e regole di volo

Quali norme regolano i droni in Italia
Capire il regolamento droni oggi è indispensabile sia per chi vola per hobby sia per lavoro. In Italia, il quadro normativo non è più soltanto nazionale: la base è rappresentata soprattutto dal Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947 e dal Regolamento delegato (UE) 2019/945, applicati nel sistema EASA e integrati, per gli aspetti nazionali, dalle indicazioni ENAC e dagli strumenti operativi come D-Flight.
Per volare in regola bisogna fare riferimento prima di tutto alle fonti ufficiali. ENAC pubblica sul proprio sito i principali riferimenti normativi per i droni e le linee guida applicative. EASA , inoltre, mette a disposizione una versione consolidata e di più facile lettura delle norme europee tramite le Easy Access Rules for UAS, aggiornate periodicamente.
Categoria Open e categoria Specific: che differenza c’è
La distinzione fondamentale è tra categoria Open e categoria Specific. La Open riguarda operazioni considerate a rischio più basso e, in linea generale, non richiede un’autorizzazione operativa preventiva, purché si rispettino tutte le condizioni previste. La Specific, invece, riguarda operazioni che escono dai limiti della Open e richiedono valutazioni, scenari standard o autorizzazioni specifiche dell’autorità competente.
Per chi cerca una guida pratica, la conseguenza è semplice: se l’uso del drone è ordinario, a vista, entro i limiti previsti e senza scenari più complessi, nella maggior parte dei casi si rientra nella Open category; se invece l’operazione avviene in contesti più delicati, con requisiti operativi superiori o in aree con particolari restrizioni, può essere necessario passare alla Specific category.
Sottocategorie A1, A2 e A3: cosa cambia
Nella A1 è possibile operare più vicino alle persone rispetto alla A3, ma con limiti stringenti: non è consentito sorvolare assembramenti di persone, e le condizioni concrete dipendono anche dalla classe del drone. Nella A2 si vola vicino alle persone, ma servono requisiti aggiuntivi di formazione e certificazione. Nella A3 , invece, il principio è più restrittivo: bisogna mantenersi lontani dalle persone non coinvolte e dalle aree urbane o comunque frequentate.
EASA riassume la A3 con tre vincoli chiave: divieto di sorvolo di persone non coinvolte, distanza orizzontale di 150 metri da persone non coinvolte e aree urbane e quota massima di 120 metri dal suolo. Questo è uno dei punti più utili da comprendere quando si parla di regolamento droni, perché molti errori operativi nascono proprio dalla confusione tra A1, A2 e A3.
Altezza massima e condizioni di volo
Uno dei limiti più noti è quello dell’altezza massima di 120 metri dal punto più vicino alla superficie terrestre , regola richiamata sia nei materiali EASA sia nelle sintesi operative rivolte agli utenti. Inoltre, nelle operazioni ordinarie bisogna mantenere il drone entro il VLOS, cioè il contatto visivo diretto , salvo i casi specificamente disciplinati in categorie o scenari diversi.
Su questo punto è bene fare una precisazione: alcune semplificazioni diffuse online presentano il volo diurno come regola assoluta e indistinta, ma in realtà ciò che conta è il rispetto delle condizioni operative previste dalla categoria, della visibilità, delle eventuali limitazioni della zona geografica UAS e delle ulteriori prescrizioni applicabili. Per questo, prima di ogni volo, la verifica della zona su D-Flight resta essenziale.
Registrazione del drone o dell’operatore: quando è obbligatoria
Uno dei temi più cercati online è la registrazione dei droni. La regola europea chiarisce che l’obbligo non si valuta solo sul peso del mezzo. Non serve registrarsi se il drone pesa meno di 250 grammi e non ha una camera o altri sensori in grado di rilevare dati personali, oppure se, pur avendo tali sensori, è un giocattolo conforme alla direttiva 2009/48/CE. Negli altri casi, la registrazione dell’operatore è richiesta.
In Italia, ENAC e D-Flight indicano che la registrazione operativa passa dal portale D-Fligh t, piattaforma di riferimento per operatori e servizi connessi ai voli UAS. ENAC ricorda inoltre che, una volta registrati, occorre apporre in modo chiaro il proprio codice operatore UAS / QR code sul drone.
Patentino drone: quando serve davvero
Un altro punto cruciale riguarda il cosiddetto patentino drone. ENAC specifica che, per pilotare droni di massa maggiore o uguale a 250 grammi nella categoria Open, è obbligatorio possedere un attestato di pilota remoto, almeno per i livelli A1/A3, rilasciato da un’autorità nazionale EASA a seguito del percorso previsto.
Per la sottocategoria A1/A3, il pilota deve conseguire la prova di completamento della formazione online , ottenuta dopo corso ed esame online. Per la sottocategoria A2, è previsto un certificato ulteriore di competenza , ottenibile solo dopo aver già conseguito il livello A1/A3 e aver completato i requisiti teorici aggiuntivi previsti.
I certificati di competenza del pilota remoto nella Open category hanno una validità di 5 anni , con rinnovo o riqualificazione secondo le modalità stabilite dall’autorità nazionale competente.
Assicurazione drone: è obbligatoria?
Sul tema dell’assicurazione droni occorre distinguere tra quadro europeo e disciplina nazionale. EASA spiega che le drone rules europee richiedono un’assicurazione in modo espresso per droni sopra i 20 kg, ma aggiunge anche che molti Stati membri impongono comunque una copertura di responsabilità civile verso terzi anche per droni più leggeri.
In Italia, ENAC è molto più netto: tra gli obblighi dell’operatore UAS rientra la copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi, non è consentito condurre operazioni con un UAS se non è stata stipulata ed è in corso di validità un’assicurazione.
Dove si può volare con il drone in Italia
Sapere dove si può volare con un drone è tanto importante quanto conoscere patentino e registrazione. Le restrizioni permanenti dello spazio aereo per le operazioni UAS sono valutate e autorizzate dall’Ente e che tali zone sono pubblicate in AIP Italia e replicate sul portale D-Flight. In pratica, D-Flight è lo strumento operativo da consultare prima di ogni volo per verificare limitazioni, divieti o condizioni specifiche.
Questo vale in particolare vicino ad aeroporti, spazi aerei controllati, aree soggette a restrizioni temporanee o permanenti e altre zone geografiche UAS. Alcune operazioni all’interno o in prossimità di contesti aeroportuali possono ricadere nella Specific category e richiedere autorizzazione operativa.
Sul sorvolo dei parchi naturali è importante evitare generalizzazioni. ENAC richiama la legge quadro sulle aree protette e precisa che i divieti effettivi per le operazioni UAS dipendono dalle restrizioni approvate e pubblicate: non basta sapere che si è in prossimità di un parco, bisogna controllare se l’area risulta effettivamente soggetta a divieto o limitazione nella cartografia e nelle pubblicazioni ufficiali.
Privacy e uso corretto del drone
L’operatore UAS deve anche rispettare la normativa sulla privacy, in particolare il GDPR 679/2016, e assicurarsi che l’uso del drone non violi i diritti altrui. Questo aspetto diventa particolarmente rilevante quando il drone è dotato di fotocamera o di altri sensori idonei a raccogliere dati personali.
Regolamento droni: cosa controllare prima di decollare
Prima di far volare il drone conviene seguire una checklist minima. Verificare innanzitutto la categoria operativa e la sottocategoria in cui rientra il volo; controllare poi se l’operatore deve essere registrato, se il pilota deve possedere l’attestato richiesto, se il drone è coperto da assicurazione e se la zona di volo è consentita secondo D-Flight e le eventuali pubblicazioni aeronautiche applicabili.

Il regolamento droni in Italia oggi si fonda su una struttura europea chiara, ma la corretta applicazione pratica richiede attenzione: non basta sapere quanto pesa il drone, perché contano anche la presenza di sensori, la classe del mezzo, la vicinanza alle persone, il tipo di operazione e soprattutto la zona geografica in cui si vola. Per questo motivo, chi vuole usare un drone in modo legale e sicuro dovrebbe sempre fare riferimento alle fonti ufficiali EASA, ENAC e D-Flight, evitando riassunti troppo semplicistici o non aggiornati.

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Il patentino drone è obbligatorio in Italia?
Per la categoria Open, ENAC indica che per pilotare droni di massa maggiore o uguale a 250 grammi è necessario almeno l’attestato A1/A3; per alcune operazioni in A2 serve una certificazione aggiuntiva.

I droni sotto i 250 grammi vanno registrati?
Non sempre. Secondo EASA, non è richiesta la registrazione se il drone pesa meno di 250 g e non ha fotocamera o altri sensori capaci di rilevare dati personali, oppure se è un giocattolo conforme alla direttiva europea sui giocattoli.

Dove si controlla se si può volare con il drone?
In Italia il controllo operativo delle zone e delle limitazioni si effettua tramite D-Flight, dove sono replicate le zone geografiche UAS pubblicate e le restrizioni rilevanti.

L’assicurazione per il drone è obbligatoria?
In Italia sì, secondo ENAC e il regolamento UAS-IT l’operatore deve avere una copertura di responsabilità civile verso terzi valida per le operazioni svolte.

Qual è l’altezza massima consentita?
Nella categoria Open il limite generale richiamato dalle fonti EASA è di 120 metri dal suolo.